Verso il 2027: la stabilità politica non basta, occorrono coerenza, responsabilità e riforme

Il confronto interno al centrodestra, le divergenze sulla politica estera, la definizione della legge di bilancio e il dibattito sulla nuova legge elettorale delineano uno scenario nel quale la stabilità delle coalizioni è chiamata a misurarsi con la qualità e la credibilità dell'azione di governo.
«La stabilità politica rappresenta un valore soltanto quando si traduce in scelte coerenti, responsabilità istituzionale e autentica capacità riformatrice. Non basta preservare gli equilibri tra le forze di maggioranza: occorre assicurare al Paese una direzione politica chiara, un'economia più libera e competitiva e istituzioni capaci di rispondere concretamente alle esigenze dei cittadini», dichiara Carla Ceretelli, dei Liberaldemocratici Italiani.
«L'affidabilità internazionale dell'Italia richiede continuità negli impegni europei e atlantici; la politica economica esige una riduzione strutturale della pressione fiscale, accompagnata da una rigorosa revisione della spesa pubblica improduttiva. Non si può invocare la crescita continuando a comprimere l'iniziativa privata sotto il peso della fiscalità e della burocrazia.»
La nuova legge elettorale riporta inoltre al centro del confronto il rapporto tra governabilità e rappresentanza democratica, mentre nell'area liberale e riformatrice restano aperti gli interrogativi sulle future aggregazioni. «Le elezioni del 2027 non possono trasformarsi in una mera operazione di ingegneria elettorale. Le alleanze devono nascere da convergenze programmatiche riconoscibili, non dalla semplice necessità di trovare una collocazione politica». «Su queste questioni i Liberaldemocratici Italiani assumeranno una posizione organica e compiuta sabato 31 ottobre, in occasione della XIX Assemblea Nazionale, presentando al Paese il proprio Documento Politico, Programmatico ed Elettorale, elaborato anche attraverso il confronto nelle assemblee regionali e territoriali. La credibilità di una classe dirigente non si misura dalla capacità di conservare il potere, ma dal coraggio di riformare lo Stato, liberare le energie produttive e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. È questa la distinzione fondamentale tra l'amministrazione degli equilibri e una politica autenticamente liberale e riformatrice», conclude Ceretelli.