Palmieri: «L'area liberale non si improvvisa alla vigilia del voto»

«Ogni tanto qualcuno si sveglia e annuncia di aver scoperto che in Italia esiste una vasta area politica composta da liberali, moderati, europeisti e riformisti che non si sente rappresentata. Una notizia talmente nuova che viene ripetuta da almeno vent'anni».
È il commento, tra ironia e critica politica, di Ciro Giovanni Palmieri, Presidente nazionale dei Liberaldemocratici Italiani, all'indomani del lancio dell'ennesima iniziativa che si propone di federare il mondo moderato ed europeista.
Secondo Palmieri, il tema della rappresentanza dell'area liberale e riformatrice è reale, ma non può essere presentato come una scoperta dell'ultima ora.
«Da oltre due decenni – afferma – esistono forze politiche, associazioni, movimenti, amministratori e personalità che lavorano per costruire un'alternativa liberale, europeista e moderata ai populismi di destra e di sinistra. Esistono documenti, proposte, manifesti, iniziative pubbliche e percorsi politici che testimoniano questo lavoro. Per questo sorridiamo quando qualcuno presenta come rivoluzionario ciò che altri costruiscono da anni nel silenzio e senza particolari riflettori».
Il leader dei Liberaldemocratici Italiani rivolge poi una stoccata a quella che definisce «una certa aristocrazia autoreferenziale del riformismo italiano».
«Colpisce sempre – osserva Palmieri – vedere i soliti interpreti autoproclamati del liberalismo e del riformismo distribuire pagelle e patenti di legittimità politica. Come se esistesse un piccolo collegio notarile incaricato di stabilire chi sia europeista, chi sia riformista e chi possa definirsi liberale. La verità è che queste culture politiche hanno una storia ben più ampia e nobile delle ambizioni di qualche singolo protagonista». Palmieri non risparmia una riflessione sulle dinamiche che si stanno sviluppando in vista delle prossime elezioni politiche.
«Sarebbe auspicabile – sottolinea – che ogni progetto nascesse da una sincera condivisione di valori, principi e visione del Paese. Talvolta, invece, si ha l'impressione che alcune improvvise passioni unitarie coincidano curiosamente con l'avvicinarsi delle scadenze elettorali. È una coincidenza che si ripete con una regolarità quasi scientifica».
«Assistiamo periodicamente – prosegue – alla conversione di professionisti del particolarismo che, dopo aver difeso per anni il proprio piccolo recinto politico, scoprono improvvisamente le virtù dell'unità quando il rischio di restare fuori dalla partita diventa più concreto. In politica non dovrebbe valere il principio del "purché si resti a tavola".
Le idee dovrebbero venire prima delle candidature e i valori prima delle convenienze».
Per Palmieri, la costruzione di una grande area liberale, moderata, europeista e riformista resta un obiettivo strategico per il Paese, ma richiede credibilità e coerenza.
«Noi non abbiamo scoperto oggi l'Europa, il riformismo o il liberalismo. Non li abbiamo riscoperti perché sono cambiati i sondaggi o perché si avvicina una competizione elettorale. Li abbiamo sempre praticati e continueremo a farlo. Per questo guardiamo con interesse a ogni iniziativa che possa rafforzare quest'area politica, ma rivendichiamo anche il diritto di ricordare che prima degli annunci c'è stata una storia. E quella storia merita rispetto».
Infine, il Presidente dei Liberaldemocratici Italiani lancia un messaggio al mondo moderato.
«Se davvero si vuole costruire una casa comune per i liberali, gli europeisti e i riformisti italiani, bisogna partire dall'umiltà, dalla memoria e dalla serietà.
Non servono operazioni di marketing politico. Servono idee, classe dirigente e la capacità di mettere il bene del Paese davanti agli interessi personali. Il resto rischia di essere soltanto l'ennesima puntata di una serie che gli italiani conoscono già troppo bene».