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Il punto di Carlo Morganti

L’ultima settimana politica ed economica ha confermato, con spietata nitidezza, la fragilità strutturale di un Paese che continua ad affidarsi alla propaganda anziché al coraggio delle riforme. L’impennata dei rendimenti obbligazionari, con il BTp decennale schizzato al4,62% e lo spread con il Bund risalito a quota 100, non è un mero accidente congiunturale: è il severo verdetto dei mercati finanziari di fronte all’incapacità della politica di presentare un piano credibile di rientro dal debito e di sostegno alla crescita.

Mentre la recrudescenza dell’inflazione, rinfocolata dal caro energia e dall’instabilità geopolitica, torna a soffocare le prospettive di sviluppo, la classe dirigente italiana persevera in un’evidente aporia strategica. Da un lato, assistiamo alla legittima rincorsa salariale nel settore del terziario che, tuttavia, rischia di trasformarsi nell’ennesima illusione se non ancorata a un piano organico di rilancio della produttività e di abbattimento del cuneo fiscale. Dall’altro, la risposta della Pubblica Amministrazione si riduce all’ennesimo maquillage normativo: il nuovo scudo della Corte dei Conti sulle contestazioni di danno erariale per le grandi opere punta a superare la “paura della firma”, ma lascia intatto il monolite di una burocrazia elefantiaca e pervasiva. Sullo sfondo, un sistema di trasporti ancora una volta paralizzato dagli scioperi rivela l'assenza di una governance moderna dei servizi di pubblica utilità.

L'Italia resta drammaticamente prigioniera della solita tenaglia bipolare: da una parte un sovranismo distributivo e di facciata, dall’altra un assistenzialismo miope, entrambi accomunati dalla totale assenza di cultura d'impresa e di responsabilità fiscale.

Servono rigore finanziario, concorrenza e uno Stato leggero: l'unica via per ridare futuro all'iniziativa privata e alla crescita.

Come Liberaldemocratici Italiani, ribadiamo che non saranno i palliativi o i sussidi a pioggia a salvare i nostri conti pubblici, bensì un'incisiva revisione della spesa corrente improduttiva volta a liberare risorse per il lavoro e l'innovazione. È tempo di superare le logiche corporative per abbracciare una stagione di vera semplificazione, dove il merito sostituisca la rendita di posizione e la contrattazione decentrata sostenga il potere d'acquisto reale. Soltanto riaffermando la centralità della libertà economica e dello Stato di Diritto potremo restituire credibilità internazionale all'Italia e offrire alle nuove generazioni un Paese moderno, dinamico e fiducioso nel proprio avvenire.

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