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Il punto di Carlo Morganti

L’attuale scenario politico italiano evidenzia la crisi di due schieramenti incapaci di esprimere una credibile sintesi culturale. Da un lato, il cosiddetto campo largo ha irrimediabilmente smarrito la propria matrice “progressista riformista”, consegnando la linea politica al populismo del Movimento 5 Stelle. L'illusione di unire forze fra loro incompatibili sull'unico presupposto dell'anti-melonismo, unitamente alla creazione di "centri civici" di facciata funzionali soltanto a marginalizzare l'area riformista, preclude in modo definitivo ogni nostra convergenza verso questo cantiere della sinistra. A rendere ancor più grottesco questo quadro si aggiunge l'estemporaneo attivismo di un personaggio dalla vocazione dichiaratamente teatrale che, con inflessibile costanza e la consueta dose di narcisismo politico, tenta periodicamente di mettere insieme cartelli elettorali arruolando sedicenti "personalità". Un’accozzaglia di figuranti di risulta e meteore in cerca di collocazione, sapientemente coordinata dal proprio leader con la stessa autorevolezza di un capocomico d'altri tempi. Operazioni di pura coreografia che nulla hanno a che spartire con una seria proposta di governo. Dall'altro lato, il centrodestra dimostra come la sola gestione del potere non sia sufficiente a celare le sue divergenze di fondo. L'impronta sovranista e le rincorse identitarie finiscono per comprimere le istanze europeiste, garantiste e liberali, riducendo l'azione di governo a un costante compromesso tra corporativismi e spinte securitarie. Di fronte a un bipolarismo così degradato e a messinscene prive di spessore ideologico, la risposta della nostra comunità non può cedere all'affanno o a posizionamenti d'opportunità. Come si sottolinea con forza in questa riflessione, l'intera area liberaldemocratica è chiamata a una valutazione rigorosa e consapevole prima di compiere qualsiasi scelta strategica. La tutela della nostra storia e il rispetto delle istituzioni impongono di rifiutare finzioni tattiche e improvvisazioni d'occasione.  Esclusa in modo categoriale ogni intesa con la sinistra populista, la linea d'azione futura scaturirà dalla piena valorizzazione della nostra proposta. Sarà il nostro documento politico, programmatico ed elettorale a fissare con assoluta nitidezza i pilastri che da sempre definiscono la nostra identità: la tradizione garantista, l'ancoraggio europeista e atlantico, la cultura del merito e la centralità dello sviluppo economico. Prima le idee, poi i confronti: restituire primato ai contenuti è la sola via per garantire al Paese un'autentica prospettiva liberale.

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