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Il punto di Carlo Morganti

 Il Governo Meloni ha raggiunto un primato: la longevità. È un risultato che vari conosciuto.

Ma dopo quasi quattro anni è legittimo porre una domanda: che cosa è cambiato davvero?

La stabilità è importante. È una condizione necessaria per governare e per riformare. Ma non è, da sola, un risultato. Un Paese cambia quando affronta i problemi che ne frenano la crescita. E oggi l’Italia continua a crescere troppo poco. I salari restano deboli, la produttività è ferma, il lavoro è troppo tassato e lo Stato è ancora lento, costoso e burocratico. Senza crescita non c’è futuro.

Per questo servono meno slogan e più riforme: meno tasse sul lavoro, meno burocrazia, più concorrenza, investimenti, innovazione e produttività. E serve responsabilità nella gestione dei conti pubblici. Il debito delle promesse di oggi non può diventare il debito dei nostri figli.

La stessa responsabilità dovrebbe guidare anche le scelte sulle regole della democrazia.

La legge elettorale non può essere costruita sulla convenienza di chi governa. Deve garantire rappresentanza, governabilità e, soprattutto, la possibilità per i cittadini di scegliere.

Nel frattempo cresce una destra più radicale. Non va demonizzata. Ma nemmeno inseguita.

Al populismo non si risponde con altro populismo. Si risponde con il liberalismo.

Sicurezza, immigrazione e identità richiedono uno Stato forte. Uno Stato capace di controllare i confini, combattere criminalità e mafie, contrastare l’illegalità e governare l’integrazione. Ma uno Stato forte non è uno Stato arbitrario.

La sua forza deve stare nella legge, nei suoi poteri e nella capacità di farli rispettare. Lo Stato di diritto non è un limite alla sicurezza: è ciò che rende la sicurezza compatibile con la libertà. E anche l’interesse nazionale passa dall’Europa.

Su energia, difesa, tecnologia, industria e immigrazione, l’Italia è più forte se l’Europa è più forte. Essere europeisti non significa rinunciare all’interesse italiano. Significa avere la dimensione necessaria per difenderlo meglio. Esiste un’altra Italia

Gli italiani non sono condannati a scegliere tra una destra che rischia di radicalizzarsi e una sinistra che troppo spesso vive di opposizione.

Esiste un’altra Italia. Un’Italia più libera, più dinamica, più competitiva e più europea.

Un’Italia che premi il lavoro e il merito, sostenga chi investe e fa impresa, riduca il peso dello Stato dove non serve e ne rafforzi l’autorevolezza dove è indispensabile.

Un’Italia con meno rendite e più concorrenza. Meno burocrazia e più opportunità. Meno tasse sul lavoro e più crescita. Più sicurezza, insieme a più libertà e più Stato di diritto. È questo lo spazio del liberalismo democratico.

Una cultura politica che non promette miracoli, ma riforme. Che non alimenta paure, ma affronta i problemi. Che non vuole uno Stato onnipresente, ma uno Stato autorevole dove serve e leggero dove non serve.

La campagna elettorale del 2027 si avvicina. Torneranno sondaggi, alleanze e posizionamenti.

Noi vogliamo partire da una domanda diversa:

Quale Italia vogliamo costruire?

Perché agli italiani non basta sapere chi vuole governare.

Hanno il diritto di sapere per fare cosa.

È da qui che nasce il progetto dei Liberaldemocratici Italiani.

Un progetto che mette al centro libertà, crescita, merito, concorrenza, sicurezza, responsabilità nei conti pubblici e un forte europeismo.

Il progetto,le priorità e le proposte saranno definiti nel documento politico,programmatico ed elettorale che sottoporremo all’Assemblea Nazionale.

La stabilità può essere un punto di partenza.

Ma la stabilità, da sola, non cambia un Paese.

L’Italia cambia con le idee, con il coraggio e con le riforme.

È questa la stagione nella quale i Liberaldemocratici Italiani intendono fare la propria parte.

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