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Elezioni, Palmieri: «I soliti noti e la fiera delle vanità politiche.»

‍Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale si riapre il consueto e deprimente teatrino delle grandi manovre politiche. A denunciarlo con fermezza è Ciro Giovanni Palmieri, Presidente Nazionale dei Liberaldemocratici Italiani, che traccia un’analisi impietosa del panorama politico attuale, popolato da «una moltitudine di pirandelliani personaggi in cerca d’autore, affannati a trasformare la propria irrilevanza in rendita di posizione».

«Assistiamo alla sfilata dei professionisti del millantato credito», dichiara Palmieri. «Soggetti privi di qualsiasi radicamento reale che si autoproclamano leader di fantomatici collettivi, sedicenti rappresentanti del civismo o dell'associazionismo. A loro si unisce l'inglorioso elenco di reduci da ogni stagione politica che confondono la perseveranza con un accanimento terapeutico nei confronti delle proprie ambizioni personali. Riemergono dalle nebbie del passato i vettori di un parassitismo corporativo — quel catalogo di “nani e ballerine” di memoria della Prima Repubblica — che intende la politica non come sintesi di valori, ma come un mero ufficio di collocamento».

Il Presidente dei Liberaldemocratici Italiani punta il dito in particolare contro l'uso strumentale delle istituzioni culturali: «È quasi sempre in nome della cultura — feticcio ed eterno alibi sotto cui si consumano i peggiori clientelismi — che costoro giustificano le proprie pretese. La cultura, da libero spazio dell'intelletto, viene degradata a foglia di fico per coprire l'inconsistenza dei programmi e la fame di prebende».

Un fenomeno che, secondo Palmieri, diventa ancora più odioso quando la vanità incontra la spregiudicatezza: «Presunti catalizzatori di consensi mai verificati non si limitano a pretendere candidature blindate o poltrone nel sottogoverno, ma arrivano a esigere che sia il contribuente a finanziare le loro avventure elettorali. Dopo anni di letargo e totale assenza dal dibattito pubblico, questi soggetti si risvegliano d'improvviso trasformandosi in una sorta di "Madonna pellegrina" dell’assistenzialismo, disposti a girare il territorio solo se riforniti dal denaro pubblico versato sull'altare di un presunto impegno culturale o sociale».

«Da una prospettiva autenticamente liberale — conclude Ciro Giovanni Palmieri — tutto questo non è soltanto grottesco, è inaccettabile. La politica non è un bancomat per avventurieri né un ente assistenziale per intellettuali organici. Chi crede nel merito, nel rispetto delle risorse dei cittadini e nel valore delle idee rifiuta con fermezza questa mercificazione delle istituzioni. È tempo che la selezione della classe dirigente torni a basarsi su competenza, lavoro e credibilità personale, restituendo i questuanti della politica all'irrilevanza che meritatamente compete loro».

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