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Centro, Babic: «Rischia l’ininfluenza. Stop ai personalismi»

«Le analisi e le esternazioni che si rincorrono con frequenza sulla stampa circa la presunta ed ennesima “morte del Centro” impongono una riflessione serena e priva di qualsiasi autoassoluzione. Come Liberaldemocratici Italiani sosteniamo con fermezza che una diagnosi così liquidatoria non risponda al vero: lo spazio per un’area centrale, moderata, liberale e ancorata ai principi della sussidiarietà e del riformismo non solo esiste, ma rappresenta un presidio democratico indispensabile di fronte alle derive del bipopulismo».

Lo dichiara in una nota Francesca Babic, della Direzione Nazionale dei Liberaldemocratici Italiani. «Tuttavia – prosegue Babic – dobbiamo avere il coraggio della verità: i problemi evidenziati nel dibattito pubblico descrivono uno stato di sofferenza fin troppo reale. Il Centro non è morto, ma rischia concretamente qualcosa di peggio: una progressiva e colpevole ininfluenza.

Il nodo fondamentale non risiede nella scarsità di idee né nell'assenza di un elettorato di riferimento, bensì in una perniciosa patologia di metodo e di postura politica. Da un lato, anni di tatticismo e di opache contiguità con le forze polari hanno ridotto la cultura di governo del Centro a mero elemento decorativo per coalizioni eterogenee. Dall'altro, pesa la piaga dell'ipertrofia dei personalismi: una dinamica distruttiva in cui l'ambizione del singolo e la tutela del proprio perimetro prevalgono sistematicamente sul destino della comunità. Nel momento in cui ogni sigla o leader pretende di accreditarsi come l'unico o il migliore interprete dell'area, la frammentazione cessa di essere una ricchezza e si trasforma in un'odiosa tassa sulla credibilità dell'intero campo».

Secondo la rappresentante della Direzione Nazionale del Partito, la criticità si avverte in modo netto sul territorio: «Queste contraddizioni si manifestano in modo ancor più evidente a livello locale, dove alla teoria dei grandi valori nazionali si sostituiscono non di rado l'opportunismo pratico e la logica del piccolo cabotaggio. È proprio in questa frattura tra l'etica dei principi annunciati e la disinvoltura della condotta concreta che la politica perde la propria autorevolezza, alimentando la disillusione dei cittadini e il dilagante fenomeno dell'astensionismo».

«L'alternativa al populismo – sottolinea Babic – non si improvvisa alla vigilia delle scadenze elettorali con formule algebriche o cartelli di pura sopravvivenza. La ricostruzione del Centro richiede un esercizio quotidiano di responsabilità, merito, organizzazione e pedagogia civile. Significa applicare la sussidiarietà come effettivo metodo di governo, formare una nuova classe dirigente e tornare ad affrontare le grandi questioni strutturali del Paese — dal lavoro alla scuola, dalla sanità allo sviluppo — lontano dai clamori della demagogia digitale».

«Come Liberaldemocratici Italiani – conclude Babic – ribadiamo che smentire i ricorrenti necrologi sul Centro non richiede l'ennesima sigla, ma una maturità collettiva. Servono la generosità di un passo indietro rispetto alle ambizioni personali, il rigore della coerenza e la capacità di costruire un'unità reale. Soltanto superando la tentazione del primato individuale, il Centro potrà tornare a essere ciò che deve: una forza incisiva, capace di unire, formare e governare».

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